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TERRA VISO









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running wild - kate nelson soltanto qualche giorno dopo ( una manciata di mesi un po’ d’anni qualche secolo dopo) ma completamente prostrati di nuovo ad una valle era come l’avevano descritta le antiche voci urlammo allora l’eventualità della pace ascoltando la risposta del vento stringemmo gli occhi alla visione riuscimmo a scorgere il raggio di luce che solcando tutto quel verde divideva in due quel mare di meraviglia giocammo ancora con i bagliori di quell’argento fecondo pregustando la raccolta d’un nuovo e più proficuo esistere raccogliemmo a piene mani il sogno e la gioia di vivere ancora entrammo nel solco della storia  e osservammo alberi che crescevano forti e vigorosi   frutti che sembravano straordinariamente succulenti buffi animali  che zampettavano felici nel manto del terreno fiori che a miliardi coloravano ogni nostro pensiero l’aquila forte e sincera che sfidava il cielo guardammo dall’alto di un’altra rupe guardammo il paradiso ritrovato (dopo tanto andare forse si era alla fine del viaggio) di questo viaggio sempre a ricominciare a schierarsi da capo a vincere ogni paura contando morti e neonati nella nebbia del tempo e del futuro forse si era alla fine del viaggio forse sentimmo tutti l’angoscia abbandonarci   una straordinaria poesia si faceva strada in tutti noi uno sconosciuto desiderio muovere ali a volare planare dall’alto al centro della valle  sulle rive profumate del fiume al centro di questa nuova salvezza a generare ancora un futuro sentimmo di poterlo fare perciò raccogliendo ogni residuo di forza spiccammo il volo per una volta - kate nelson volammo ritrovando la facilità delle ali in un gioco d’antica novità a rincorrerci perché ci accorgevamo che il sogno stava diventando realtà e nessuno di noi sapeva sottrarsi al canto della luce volammo nella sincerità della genesi ritrovando nel volo le vecchie fiamme vitali attraverso i segni del passato e del nostro futuro  volteggiammo forti nella leggerezza dell’aria scendendo a picco sulla conclusione dei nostri orrori lasciando forse definitivamente le strade gelide della montagna e le armi e il fragore dell’ultima sconfitta  la primavera presentò ancora il suo volto nel sangue di quest’alba e noi cercammo di dimenticare nei volteggi del divenire dimenticando i secchi comandi che ci portarono nelle caverne della fine laggiù nella crudeltà degli uomini tra il fumo acre che toglie la vita e il ghiaccio del terrore e della viltà  così volammo nella musica del domani lasciandoci dietro gli strali delle torture il vuoto di ogni speranza e le follie di tutti i secoli saltando nell’esplosione dei raggi giocando con le luci del primo mattino baciammo la brina   sentimmo altre mani afferrarci al volo guidarci fuori verso il fogliame della piccola isola nella cautela d’un sottile tremore di gioia volgemmo allora definitive attenzioni rivedendo il sole finalmente nello stupore della libertà volammo pazzia per due volte - kate nelson volammo perché la navigazione divenne indispensabile ad uscire da tutto quel fumo nell’olocausto di ogni verità così nella presunzione dell’uomo volemmo provare la salvezza e senza timore alcuno né titubanze prendemmo quella strada nuova che si mostrava tra gli alberi nessun mostro ci attaccò pertanto riuscimmo a procedere quel tanto che permetteva la non conoscenza del luogo all’improvviso un vento rovente ci avvolse alcune lingue di fuoco si presentarono all’orizzonte e noi andammo avanti verso quel sole a conoscere e a conoscerci ma l’ora del progresso non mai veramente giunta e qualcosa qualcuno ci impediva la conoscenza alzandoci davanti una specie di scudo trasparente per questo più terribile a farci intravedere e mai vedere veramente perché la protezione deve essere totale e niente deve poter svelare il complotto dell’esistenza e perciò salimmo in alto a toccarci nelle nuvole più basse a cercare di comprendere quella strana protezione se per noi o per chi altro salimmo sicuri dall’alto riuscivamo a scorgere i deserti e le oasi di pace nel segno incerto d’una immagine instabile come da uno schermo gigantesco e senza tono fu così che dietro un piccolo promontorio scoprimmo con paura e gioia la nuova città  ci sembrò straordinaria con tutti quei colori eravamo veramente alla fine del viaggio fu così che scendendo tra quegli uomini nuovi li scoprimmo ancora troppo uomini e nel ricordo dell’agonia della storia con grande dolore provammo a spiccare ancora il volo lontano alla ricerca del futuro e dell’umanità volammo oltre ogni frontiera a ritrovarci volammo  ancora voliamo      .
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ponte astratto - gregory garrett lasciamo adesso che parli il sole nel racconto abituale del capostipite a rivoltare nubi pregresse alla tormenta sbirciando un tempo che ti brucia dentro   rinchiudiamo adesso nel sonno della mente l’amante scomodo su un letto a narciso da dove labbra dipinte lucide intrappolano scovando artigli nella furbizia di te   disturbiamo adesso la voce del flamenco appostati a piccolo insetto avvizzito in uno straordinario inizio di fine ballando a punta di pelle sul tuo pugno   togliamoci adesso dal procedimento dell’anima in ginocchio sotto uno stracolmo gintonic dove non lascia entrare nessuno nella stanza desiderando essere la pubblicità dei trucchi   incalziamo adesso l’occhio della persuasione nella spinta del carrello al supermercato a riporre cose memorabili nei barattoli agitando tamburi ed uomini di plastica   rimescoliamo adesso i pezzettini delle foto lì nelle sporgenze critiche della frustrazione ove si intrattiene a conclusione il cambiamento gelando a film consunti pestiferi amori   pieghiamo adesso le braccia del fantoccio dal punto stesso in cui si logorano i nervi ora nelle letture del più venduto del momento continuando semplicemente a litigare coi topi   facciamo adesso al sogno tanti cenni di addio al di là del famoso balsamico cantante rock in serate da glorificazione dei corpi provocando i più civili coinvolgimenti di senso   meravigliamo adesso tutti i giorni di festa nell’afflitto pensiero d’un finale a sorpresa dove consapevole anche petaso a terra tentando di resistere alle arringhe degli avvocati   respiriamo adesso sull’arte di cadere a pezzi nel disperato divenire d’un sorriso a sonagli dove vai oscurando l’odore degli uomini d’affare provandoti le unghie come il gatto sul divano          .
strasputin



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TEXT CACHED
Poetilandia.it - Poetilando in Poetilandia - Milo De Angelis
Tra i volumi di versi pubblicati: Somiglianze (Guanda, 1976), Millimetri (Einaudi, 1983), Terra del viso (Mondadori, 1985), Distante un padre (Mondadori, 1989).
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Nelle raccolte Somiglianze, Millimetri, Terra del viso, ha saputo avanzare proposte di novità e originalità formale, ma anche sostenute da una sofferta lacerazione interiore che conferisce al verso una dimensione esistenziale tragica.
Milo De Angelis, nasce a Milano nel 1951, è attivo in vari campi della letteratura e ha diretto la rivista di poesia Niebo. Tra i volumi di versi pubblicati: Somiglianze (Guanda, 1976), Millimetri (Einaudi, 1983), Terra del viso (Mondadori, 1985), Distante un padre (Mondadori, 1989).



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In bagno, oltre agli asciugamano, per terra vide, appena fuori dalla vasca, una rivista di moda.
Un raggio di sole colpì il viso di quella figura e rimandò un riflesso verso lo psicologo.
Il deltaplano di cristallo L'uomo dal viso ebete era scomparso in un baleno.
Riappoggiò la rivista a terra per andare ad avvertire la dottoressa Puertos e mentre scendeva vide, dietro il banco della reception, vecchi giornali pornografici sparsi disordinatamente sul pavimento, con uomini e donne fotografati durante l'amplesso orrendamente mutilati da un preciso lavoro di forbici.
- Randall abbassò lo sguardo: i crateri a terra avevano aumentato ancora la loro dimensione.
Randall indossò le lenti a specchio, fissate su una montatura metallica molto in voga in quel periodo, e fece per sedersi a terra per osservare il sole nascente.

La zona circostante era come chiazzata da migliaia di crateri, miniature del vulcano rovesciato, e lo psicologo non riuscì a trovare altra spiegazione al fenomeno se non l'attività sotterranea delle viscere più profonde.
La sua espressione di disgusto svanì quando Teresa, avvicinandosi, gli chiese: -Randall, ma che è successo al terreno, stanotte?- Lo psicologo abbassò il viso verso terra, notando alcuni piccoli crateri che sembravano formati da schegge di una meteorite impazzita.
Dune di sabbia Trovarono la dottoressa Puertos e il dottor Hudson seduti a terra, di fronte all'entrata di servizio del Motel.
I crateri a terra avevano modificato ancora il loro aspetto, dilatando la loro dimensione.
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La gonna arrotolata ai fianchi, Teresa era sdraiata a terra, gli occhi chiusi, un uomo le sovrastava il corpo con movimenti inequivocabili.
Dimostrando un'agilità insospettabile, si era rialzato da terra barcollando ma poi aveva stupito John con il suo scatto.
I crateri sul terreno devono avere qualche significato per lui,- disse Anderson mentre un lampo maligno gli attraversava il viso.
- -O il vulcano,- mormorò Randall notando come i piccoli crateri a terra diminuissero di dimensione mano a mano che si allontanavano dal vulcano.
Improvvisamente sentì un rumore, come dei rantolii soffocati: si avvicinò furtivo e scoprì il neuropsichiatra disteso a terra, che spingeva la testa contro uno dei buchi del terreno, come volesse entrarci a forza.
Osservando attentamente quel viso da ebete, Randall non poté fare a meno di notare sulla fronte dell'uomo le inconfondibili cicatrici di una lobotomia parziale.
In quel momento, il vulcano emise un boato sordo, soffocato e una raffica di vento caldo lo investì in pieno viso.
- Un boato arrivò dalla direzione del vulcano mentre la terra, sotto i piedi di Randall, tremò leggermente.
Vento di quiete
Si chinò a raccogliere un po' di terra sbriciolata all'interno di un piccolo cratere, che si fece passare tra le dita, cercando di spiegarsi almeno il comportamento attuale di Teresa.
L'uomo alzò il viso e lanciò un ghigno verso John: le due ferite ai lati della fronte lo colpirono come due fulmini.
Prima di voi, altri medici hanno sostato in questa zona per diverso tempo prima di ripartire senza preavviso.
-Mi scusi,- disse chinandosi verso la persona che aveva scaraventato involontariamente a terra.
Ci fu un boato più intenso del solito e la terra tremò: il vento si alzò improvviso, un vento di quiete questa volta, che trasportava la sabbia oltre la duna a ricoprire i crateri che si erano formati sul terreno.
- All'improvviso, superata la grande duna di sabbia, uno spettacolo imprevedibile si presentò davanti ai suoi occhi.
Il pennacchio pigro e scuro del vulcano rivelava, fin dal giorno in cui erano arrivati, attività all'interno delle viscere della terra.
-L'hai mandato tu, vuoi farci impazzire, vero? Sei invidioso di noi- riprese Teresa senza spostare lo sguardo da terra.



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